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Giovedì, 22 Agosto , 2019
Ue, cresce il reddito delle famiglie Ma quelle italiane restano in coda
Mario Sensini - Corriere della Sera - pag. 30
Secondo i dati diffusi ieri dall’Ocse il reddito reale delle famiglie ha ripreso a crescere nei primi mesi dell’anno e aumenta più del Pil pro capite, ma nel primo trimestre del 2019 il reddito delle famiglie italiane è cresciuto solo dello 0,5% a fronte di una crescita del Pil dello 0,1%. L’Italia è il fanalino di coda tra tutti i maggiori Paesi industrializzati del mondo. Nella media del G7, i redditi reali delle famiglie sono cresciuti nel primo trimestre dello 0,8%, quasi il doppio, mentre nella zona euro l’aumento è stato dello 0,7% e nell’intera area Ocse dello 0,6%. In Germania la disponibilità reale delle famiglie è cresciuta dello 0,6%, in Francia dello 0,8%, negli Usa dello 0,9%. L’unico Paese che ha fatto peggio dell’Italia è il Regno Unito a causa dell’Irlanda del Nord.

Elenco dettagliato di documenti per provare le vendite intra-Ue
Simona Ficola e Benedetto Santacroce - Il Sole 24 Ore - pag. 18
Il 1° gennaio 2020 entrerà in vigore il regolamento Ue 1912/18. Le aziende che operano nel mercato intraunionale hanno ancora quattro mesi di tempo per verificare i documenti di prova delle cessioni intracomunitarie. La questione della prova delle cessioni intracomunitarie si pone come un punto focale per l’espansione delle imprese all’estero. Infatti, le cessioni non imponibili ai sensi dell’art. 41 del dl 331/93 necessitano la prova del trasporto della merce presso un altro Stato membro. Sino ad oggi, per le cessioni intraunionali, la prova della non imponibilità in capo al fornitore non era determinata per legge. Il legislatore unionale, con il regolamento citato, ha fornito un elenco di documenti validi come prova dell’avvenuta cessione intraunionale. Sono documenti che dimostrano che i beni sono stati spediti o trasportati dallo Stato membro di origine a quello di destinazione.

Trasferimento sede, scatta l’entry tax sui plusvalori
Gaetano De Vito - Il Sole 24 Ore - pag. 18
Il trasferimento di sede di una società può comportare il pagamento di una exit tax sui plusvalori stimati al momento del trasferimento. E’ chiaro che il Paese ospitante deve applicare l’entry tax sui medesimi plusvalori, assicurando così l’assenza di doppie tassazioni, anche parziali e quindi la libertà di stabilimento. Tecnicamente la entry tax non è una tassa ma un tax shelter operato attraverso gli ammortamenti fiscali delle medesime plusvalenze oggetto di exit tax nel paese di provenienza. L’Italia, con il decreto internazionalizzazione del 2015, ha reso la entry tax anche uno strumento virtuoso di attrattività delle imprese straniere posto che gli ammortamenti fiscali sui plusvalori si applicano anche se il paese di provenienza non prevede la exit tax. Le novità più rilevanti contenute nel decreto Atad hanno riguardato: da una parte l’estensione del concetto di trasferimento ‘in entrata’ alle operazioni di fusione, scissione o conferimento e dall’altra il riconoscimento, sempre in entrata, del valore dell’avviamento, calcolato a valori di mercato.

Sequestro preventivo valido se la sentenza non è definitiva
Laura Ambrosi e Antonio Iorio - Il Sole 24 Ore - pag. 19
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 36309 depositata ieri, ha ribadito che la sentenza non definitiva che annulla per vizio formale la cartella relativa ad omessi versamenti Iva non fa venir meno la pretesa erariale, con la conseguenza che il sequestro preventivo operato in sede penale è legittimo. Solo un provvedimento di sgravio dell’ente impositore, infatti, rappresentando la rinuncia al tributo, può giustificare l’annullamento della misura cautelare. Nel caso analizzato il Tribunale del riesame confermava il sequestro preventivo disposto dal Gip nei confronti del rappresentante legale di una società per omesso versamento Iva. (Ved. Anche Italia Oggi: ‘Lo sgravio fiscale blocca il sequestro’ – pag. 21)

Vendite promozionali scontabili in e-fattura
Luca De Stefani - Il Sole 24 Ore - pag. 21
Per fare regali ai clienti più affezionati è meglio preferire le vendite promozionali rispetto agli omaggi autonomi. Solo le prime, infatti, consentono di evitare l’applicazione dell’Iva all’atto della consegna dell’omaggio al cliente. Per l’acquisto di alimenti e bevande da consumare in azienda l’Iva è indetraibile, mentre se questi beni sono offerti ai clienti e contemporaneamente sono di valore pari o inferiore a 50 euro, è possibile detrarre l’imposta. Sull’acquisto di ‘beni propri’ l’Iva è detraibile. Molti omaggi, tuttavia, sono previsti nel contratto originario di cessione di altri beni aziendali, quindi, all’atto della loro consegna al cliente dovrebbero essere qualificati come ‘beni ceduti’ contrattualmente ‘a titolo di sconto, premio o abbuono’. Ci riferiamo, ad esempio, alle vendite promozionali ‘3 per 2’. Per poter escludere dall’Iva queste cessioni, però, è necessario che lo sconto, il premio o l’abbuono siano previsti ‘in conformità alle originarie condizioni contrattuali’.

Ditta in crisi, niente condanna
Dario Ferrara - Italia Oggi - pag. 21
La Terza sezione penale della Corte di cassazione, nella sentenza n. 36278/2019, si è espressa sul mancato versamento dei contributi previdenziali. Secondo i giudici di legittimità non si può condannare l’imprenditore che non ha versato i contributi previdenziali senza considerare che i suoi pochi clienti importanti sono falliti. E la recessione di lì a poco conduce la sua stessa azienda al concordato preventivo e alla dichiarazione d’insolvenza. L’imputato, infatti, per essere scriminato non lamenta una semplice crisi di liquidità, ma una vera e propria impossibilità assoluta ad adempiere. Ed è escluso che il giudice possa ritenerlo colpevole con una motivazione generica ignorando l’ampia produzione offerta dalla difesa: il datore non riesce a pagare parte delle retribuzioni ai dipendenti e nel fallimento della società ci rimette pure la casa.

Lo spesometro integrato fa scattare il reato
Dario Ferrara - Italia Oggi - pag. 21
Spesometro integrato e mod. 770 sono sufficienti a far scattare il sequestro preventivo per omessa dichiarazione a carico della società. Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie hanno un valore che consentono di disporre la misura cautelare reale: il fisco accerta l’imposta evasa con il metodo analitico-induttivo laddove la società non produce scritture contabili né l’indagato deposita i documenti che possano giustificare le fatture relative ai costi disconosciuti. E’ quanto si legge nella sentenza n. 36302/2019 pubblicata ieri dalla Corte di cassazione.

Un tesoretto nel ravvedimento
Giuliano Mandolesi - Italia Oggi - pag. 23
Solo nel 2018, grazie al ravvedimento, sono arrivati nelle casse dell’Erario quasi due miliardi e mezzo di euro. I dati della Corte dei conti evidenziano che nel corso del 2018 dal ravvedimento spontaneo e da quello indotto tramite le lettere di compliance è arrivato un extra gettito nelle casse dello Stato di 2.395,4 milioni di euro. I quasi 2,5 miliardi di euro derivano dalla regolarizzazione dei periodi d’imposta dal 2014 al 2018. Recentemente l’Agenzia delle Entrate, nella circolare 19/E/2019 ha dichiarato di voler puntare molto sulla compliance al fine di favorire l’assolvimento spontaneo degli obblighi tributari e l’emersione delle basi imponibili. Solo il ravvedimento indotto, a fronte di oltre 2.213.724 comunicazioni inviate, ha determinato 669.925 ravvedimenti per un importo complessivo di 1.478.256 milioni.

Senza mediazione sentenze ko
Francesco Rubera - Italia Oggi - pag. 24
Sono nulle le sentenze emesse in giudizi di importo inferiore a 20mila euro (oggi 50mila), senza che prima sia stata esperita la mediazione-reclamo. A stabilirlo la Ctr di Palermo, sezione distaccata di Siracusa, con la sentenza 4554/04/19 depositata lo scorso 16 luglio che ha dichiarato improcedibile il ricorso di primo grado. Il contribuente instaurava il contraddittorio solo contro l’agente della riscossione nel 2012, secondo la vecchia disciplina di mediazione. La Commissione annullava la cartella, nonostante l’improcedibilità. L’agente della riscossione ricorreva in Ctr per la riforma della sentenza di primo grado, denunciando l’improcedibilità. La Ctr annullava la sentenza con rinvio al primo grado per l’instaurazione della mediazione-reclamo.

Tour operator, acconti pesanti
Franco Ricca - Italia Oggi - pag. 25
La Corte di giustizia Ue nella sentenza 19 dicembre 2018, causa C-422/17 ha dichiarato che anche il tour operator è chiamato a versare l’Iva sugli acconti calcolandola in modo analitico, tenendo conto dei costi sostenuti e di quelli previsti. Il procedimento promosso dai giudici polacchi, mirava a chiarire se anche i soggetti passivi che applicano il regime speciale della direttiva Iva, quando incassano un acconto sul pagamento di servizi turistici da fornire al viaggiatore, siano tenuti a versare l’Iva e, in caso affermativo, come debba essere quantificata l’imposta. Con la sentenza 2 maggio 2019, causa C-224/18, la Corte ha stabilito che le prestazioni di servizi edili debbano considerarsi effettuate non al momento dell’ultimazione ma all’accettazione dei lavori da parte del committente. Invece, il servizio di intermediazione retribuito con pagamenti rateizzati nel corso di più anni si considera effettuato alle scadenze previste per tali pagamenti (sentenza 29 novembre 2018, C-548/17).

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